Introduzione

La polizia israeliana ha impedito al cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca latino di Gerusalemme, di entrare nella Chiesa del Santo Sepolcro durante la Domenica delle Palme. L’episodio, avvenuto questa mattina a Gerusalemme, ha scatenato immediate proteste diplomatiche da parte italiana, con il ministro degli Esteri Antonio Tajani che ha convocato l’ambasciatore israeliano per chiedere spiegazioni. Il premier Giorgia Meloni ha definito il gesto “un’offesa alla libertà religiosa” e ha telefonato personalmente al cardinale per esprimere solidarietà.

I fatti principali

Nella mattinata di domenica 29 marzo, le forze di sicurezza israeliane hanno bloccato l’accesso al cardinale Pizzaballa e al custode di Terra Santa, monsignor Francesco Ielpo, alla Basilica del Santo Sepolcro, luogo tra i più sacri per la cristianità dove secondo la tradizione si trova la tomba di Gesù. Il divieto è stato giustificato da Israele con motivazioni di sicurezza legate alle celebrazioni pasquali, ma il patriarcato latino di Gerusalemme lo ha definito “un atto senza precedenti” che viola gli accordi internazionali sulla libertà di culto nella città santa.

Il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani ha immediatamente reagito su X, scrivendo: “È inaccettabile aver loro impedito di entrare nella Chiesa del Santo Sepolcro a Gerusalemme. Ho dato immediate istruzioni al nostro Ambasciatore in Israele di esprimere alle autorità di Tel Aviv il nostro sdegno e confermare la posizione italiana di ferma difesa della libertà religiosa”. Tajani ha convocato per lunedì l’ambasciatore israeliano in Italia, Jonathan Peled, per un colloquio urgente alla Farnesina.

Il presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha telefonato al cardinale Pizzaballa per esprimere vicinanza personale e quella dell’intero governo. In un comunicato successivo, Meloni ha affermato: “Il Santo Sepolcro è luogo sacro della cristianità, e in quanto tale da preservare e tutelare per la celebrazione dei riti sacri. Impedirne l’ingresso al Patriarca di Gerusalemme e al Custode di Terra Santa, peraltro in una solennità centrale per la fede qual è la Domenica delle Palme, costituisce un’offesa non solo per i credenti, ma per ogni comunità che riconosca la libertà religiosa”.

Contesto e retroscena

Gerusalemme è una città contesa da tempo sotto il profilo religioso e politico. Il Santo Sepolcro è suddiviso tra sei diverse comunità cristiane (greco-ortodossa, cattolica, armena, copta, siriaca ed etiopica) secondo lo “Status Quo” stabilito nel 1757 dall’Impero Ottomano e successivamente ratificato da accordi internazionali. Questo accordo regola minuziosamente gli orari di accesso, le celebrazioni liturgiche e persino la manutenzione degli spazi comuni per evitare tensioni tra le diverse confessioni.

La presenza delle autorità israeliane nel controllo degli accessi alla Città Vecchia di Gerusalemme è sempre stata fonte di tensioni con le comunità religiose. Israele sostiene di dover garantire la sicurezza durante le principali festività religiose, quando migliaia di pellegrini affollano i luoghi sacri. Tuttavia, il blocco dell’accesso al massimo rappresentante della Chiesa cattolica in Terra Santa rappresenta un’azione senza precedenti nell’era moderna.

Fonti diplomatiche vaticane hanno sottolineato che il cardinale Pizzaballa, italiano di nascita e patriarca latino di Gerusalemme dal 2020, è una figura moderata e rispettata da tutte le parti in causa. La sua esclusione dal Santo Sepolcro è stata interpretata come un segnale politico piuttosto che una misura di sicurezza.

Impatti e sviluppi futuri

L’incidente rischia di raffreddare ulteriormente le relazioni diplomatiche tra Italia e Israele, già tese per alcune posizioni divergenti sulla questione palestinese. Il governo italiano, attraverso Tajani, ha già chiesto “garanzie immediate” che simili episodi non si ripetano durante le prossime celebrazioni della Settimana Santa, che culmineranno con la Pasqua domenica prossima.

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha cercato di smorzare le polemiche affermando che “non c’è alcuna intenzione malevola” dietro la decisione delle forze di sicurezza e che “Israele lavorerà con tutte le comunità religiose per garantire sia la sicurezza che la libertà di culto”. Tuttavia, secondo analisti diplomatici, l’episodio potrebbe avere ripercussioni sul piano internazionale, con possibili interventi dell’Unione Europea e dello stesso Vaticano.

Le prossime ore saranno cruciali: il colloquio tra Tajani e l’ambasciatore Peled potrebbe definire la linea italiana nella crisi. Intanto, la Santa Sede ha fatto sapere attraverso fonti non ufficiali che “segue con preoccupazione la situazione e confida in una rapida soluzione nel rispetto dello Status Quo”.

Conclusione

Il divieto di accesso al cardinale Pizzaballa al Santo Sepolcro rappresenta un significativo inasprimento delle tensioni tra autorità israeliane e comunità cristiane a Gerusalemme. La reazione italiana, immediata e ferma, dimostra la centralità della questione della libertà religiosa nella politica estera del governo Meloni. Mentre le celebrazioni pasquali proseguono, gli occhi del mondo cristiano sono puntati sulla Città Santa in attesa di sviluppi che possano garantire il rispetto degli accordi storici e la pacifica convivenza tra fedi.

Fonte: ANSA