Il presidente del governo spagnolo Pedro Sánchez ha annunciato il 5 ottobre 2026 lo scioglimento delle Cortes e la convocazione di elezioni politiche anticipate per domenica 29 novembre, circa nove mesi prima della scadenza naturale della legislatura. L’annuncio arriva pochi giorni dopo che il Congresso ha respinto due decreti del governo sulla crisi abitativa, un voto che ha segnato una pesante sconfitta per l’esecutivo socialista.
I fatti
Venerdì 2 ottobre il Congresso dei Deputati ha bocciato entrambi i decreti con cui il governo di Sánchez voleva rafforzare le tutele per chi vive in affitto e limitare la speculazione immobiliare, misure presentate dopo le proteste scoppiate in tutta la Spagna per lo sfratto da un’abitazione di Madrid di una donna di 87 anni, Maricarmen Abascal. A far mancare i numeri all’esecutivo è stato il voto contrario di Junts, il partito indipendentista catalano di centrodestra, i cui sette deputati si sono uniti a quelli del Partito Popolare, di Vox e del partito regionalista UPN della Navarra, come riportano Il Post e LaPresse.
Dopo quella sconfitta, secondo quanto riferito da Vatican News e da diverse testate italiane, Sánchez ha deciso di sciogliere il Parlamento e tornare al voto. Dalla Moncloa il premier ha spiegato la scelta dicendo che l’esecutivo deve “ampliare il sostegno popolare” e ha invitato gli spagnoli a scegliere tra “aderire all’ondata di estrema destra” o sostenere “una maggioranza progressista più ampia”. Le proteste per il caro-casa, nate dal caso Abascal, si erano intanto estese ad altre città spagnole nei giorni precedenti l’annuncio.
Il contesto
La crisi abitativa è da tempo uno dei temi più divisivi della politica spagnola: l’aumento dei prezzi degli affitti, soprattutto nelle grandi città, ha spinto negli ultimi mesi migliaia di persone, in particolare giovani under 30, a manifestare per chiedere accesso a case a prezzi sostenibili. Il governo di coalizione guidato da Sánchez, in carica dal 2023 con l’appoggio di forze minori come Sumar e con il sostegno esterno di partiti indipendentisti catalani e baschi, ha visto negli ultimi mesi logorarsi progressivamente quei sostegni parlamentari, fino alla rottura su un tema sociale centrale come la casa.
Il voto di Junts contro i decreti segna un allontanamento significativo da un partito che in passato aveva garantito al governo i numeri per approvare leggi chiave, dal bilancio ad altre riforme sociali. Questo scenario lascia Sánchez senza una maggioranza stabile in Parlamento, condizione che ha reso di fatto inevitabile il ricorso alle urne con quasi un anno di anticipo sulla scadenza naturale della legislatura, prevista per il 2027.
Secondo Il Post, i cortei che si sono allargati ad altre città oltre Madrid sono stati organizzati soprattutto da collettivi di inquilini e associazioni giovanili, che chiedono un tetto ai canoni d’affitto e più alloggi pubblici: una mobilitazione che riflette quanto il tema sia sentito, in particolare tra gli under 30 che in diverse grandi città spagnole faticano a trovare case a prezzi sostenibili.
Cosa succede adesso
La campagna elettorale per il voto del 29 novembre si apre con sondaggi sfavorevoli al Partito Socialista. Diverse rilevazioni pubblicate nei giorni scorsi, tra cui quelle citate da El País e da EM-Analytics/Electomania, indicano il Partito Popolare di Alberto Núñez Feijóo come prima forza, intorno al 31-33% dei consensi, seguito dal PSOE attorno al 26-27% e da Vox tra il 18 e il 19%. Secondo queste proiezioni, la somma dei seggi di popolari e Vox supererebbe la soglia della maggioranza assoluta di 176 seggi su 350, rendendo concreta l’ipotesi di un governo di centrodestra con l’appoggio dell’estrema destra.
Nelle prossime settimane i partiti dovranno formalizzare liste e programmi, mentre il tema della casa resterà probabilmente al centro del confronto politico, insieme alle proteste che hanno già coinvolto diverse città spagnole. Sánchez punta a trasformare il voto in un referendum tra la sua maggioranza progressista e l’alternativa di destra, ma i sondaggi attuali disegnano una partita in salita per i socialisti.
In sintesi
Pedro Sánchez ha sciolto le Cortes e convocato elezioni anticipate in Spagna per il 29 novembre 2026, dopo che il Congresso ha respinto due decreti sulla crisi abitativa con il voto decisivo di Junts contro il governo. I sondaggi pubblicati finora vedono in vantaggio Partito Popolare e Vox, che insieme potrebbero raggiungere la maggioranza assoluta, mentre il PSOE di Sánchez parte in una posizione di difficoltà in una campagna elettorale dominata dal tema degli affitti e dell’accesso alla casa.
Fonti: Il Post, Vatican News, LaPresse
