Una ricercatrice russa di 28 anni, Darya Shipilova, è morta il 2 ottobre a Shelekhov, in Siberia, dopo aver lavorato all’Istituto anti-peste di Irkutsk. Il caso ha acceso un caso diplomatico: gli Stati Uniti accusano la Russia di non fornire informazioni sufficienti all’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), mentre Mosca nega che si sia trattato di un incidente di laboratorio.
I fatti
Secondo quanto riportato da media russi e ripreso da NBC News, Shipilova avrebbe rotto a fine settembre una provetta contenente il batterio Yersinia pestis, l’agente della peste, per poi sviluppare una grave polmonite nei giorni successivi. È morta il 2 ottobre, ma l’annuncio ufficiale della sua morte è arrivato solo domenica 5 ottobre.
L’agenzia sanitaria russa Rospotrebnadzor ha smentito qualsiasi incidente nella manipolazione di agenti patogeni e ha attribuito il decesso a una “polmonite di origine non determinata”. Un governatore regionale aveva inizialmente confermato una morte per peste, correggendo poco dopo la propria dichiarazione in “forse per peste”; avvisi locali che sconsigliavano di visitare Shelekhov sono stati rimossi nel giro di due ore, secondo CBS News.
Circa 200 persone che erano state in contatto con la donna sono state poste sotto osservazione medica. Martedì 6 ottobre Rospotrebnadzor ha comunicato che, su circa il 60% dei contatti già testati, sono stati individuati due casi di Covid-19 e due di rinovirus, ma “nessun altro patogeno infettivo pericoloso”. Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha invitato i cittadini ad ascoltare solo le informazioni diffuse dalle autorità sanitarie qualificate.
L’OMS ha confermato di seguire il caso fin dal 2 ottobre, quando ha rilevato le prime notizie sui media, e di aver contattato le autorità russe il giorno successivo. Il portavoce dell’organizzazione, Christian Lindmeier, ha spiegato che l’istituto coinvolto studia patogeni pericolosi, tra cui la peste, in una regione della Siberia dove la malattia è presente naturalmente nella fauna selvatica. L’OMS ha definito il rischio “moderato-basso” per l’area di Irkutsk, “basso” per il resto della Russia e “molto basso” per la regione europea, specificando che finora non sono stati rilevati patogeni pericolosi tra i contatti della donna e che la causa esatta della polmonite non è ancora confermata.
Il 7 ottobre il Segretario di Stato americano Marco Rubio ha reso pubblica una “démarche” diplomatica formale inviata a Mosca, come riportato dal Wall Street Journal e ripreso dall’ANSA. Rubio ha dichiarato che le informazioni fornite dalla Russia restano “ancora piuttosto limitate” e ha esortato il governo russo “a essere trasparente e a condividere maggiori informazioni”.
Il contesto
La peste polmonare, come ricorda l’OMS, può diffondersi da persona a persona e risultare fatale entro 18-24 ore se non trattata con antibiotici in tempo. È per questo che un episodio come quello di Irkutsk, anche solo sospetto, attiva protocolli internazionali. Il Regolamento sanitario internazionale del 2005, firmato da quasi tutti i paesi del mondo incluse Russia e Stati Uniti, impone di notificare all’OMS entro 24 ore qualsiasi evento che possa costituire un’emergenza sanitaria di rilevanza internazionale.
L’Istituto anti-peste di Irkutsk, che si occupa storicamente di sorveglianza e studio di focolai naturali di peste in Siberia e nell’Estremo Oriente russo, non è l’unico centro russo che lavora su agenti patogeni ad alto rischio: la rete comprende anche il centro Vector di Novosibirsk, specializzato in virus come il vaiolo, già oggetto in passato di ispezioni OMS. La vicenda arriva inoltre in un momento di rapporti già tesi tra Washington e Mosca su più fronti, dalla guerra in Ucraina ai negoziati internazionali in corso, rendendo più delicato ogni scambio di accuse sulla trasparenza sanitaria.
Cosa succede adesso
Al momento la causa esatta della morte di Shipilova non è stata confermata: i test di laboratorio sui campioni sono ancora in corso e l’OMS attende i risultati definitivi dalle autorità russe per stabilire quale agente patogeno abbia causato la polmonite fatale. Nessun nuovo caso sospetto è stato segnalato tra le persone sotto osservazione medica, e la Russia continua a definire “stabile” la situazione sanitaria nella regione di Irkutsk.
Resta aperta la partita diplomatica: dopo la démarche americana, si attende una risposta ufficiale di Mosca alle richieste di maggiore trasparenza. Il caso potrebbe anche finire discusso nelle prossime riunioni degli organismi previsti dal Regolamento sanitario internazionale, se l’OMS dovesse ritenere insufficiente la collaborazione russa.
In sintesi
Una ricercatrice dell’Istituto anti-peste di Irkutsk, in Siberia, è morta il 2 ottobre di una polmonite non ancora identificata, dopo un presunto incidente con il batterio della peste. La Russia nega l’incidente e parla di causa “non determinata”; circa 200 contatti sono sotto osservazione, senza nuovi casi pericolosi rilevati finora. L’OMS segue il caso dal 2 ottobre e valuta il rischio come basso fuori dalla regione di Irkutsk. Il 7 ottobre gli Stati Uniti hanno formalmente chiesto a Mosca più trasparenza, accusandola di violare gli obblighi internazionali di notifica sanitaria.
