Il Comitato Nobel norvegese ha assegnato il Premio per la Pace 2026 alla giurista sudafricana Navanethem “Navi” Pillay, 85 anni, per il suo impegno a favore del diritto internazionale e della giustizia sui crimini di guerra. L’annuncio, diffuso venerdì 9 ottobre a Oslo, ha subito provocato una reazione durissima della Casa Bianca e un nuovo giro di tensione tra Washington e la Corte penale internazionale (Cpi).

I fatti

Il Comitato ha premiato Pillay per aver mostrato, nel corso della carriera, “eccezionale coraggio e integrità” nella lotta contro l’impunità per i crimini di guerra e per il suo contributo a rafforzare le istituzioni del diritto internazionale, secondo quanto riportato dall’ANSA. Il riconoscimento, che vale 12 milioni di corone svedesi (circa 1 milione di euro), sarà consegnato il 10 dicembre a Oslo.

Pillay è nata a Durban nel 1941 da una famiglia di origine tamil-indiana, durante l’apartheid sudafricano. Dopo essere stata, nel 1967, la prima donna nera ad aprire uno studio legale nel Natal, ha difeso in tribunale attivisti anti-apartheid, tra cui diversi compagni di Nelson Mandela. Ha poi presieduto il Tribunale penale internazionale per il Ruanda, dove ha contribuito a stabilire che lo stupro e la violenza sessuale possono costituire crimini contro l’umanità e atti di genocidio. È stata giudice della Cpi, Alta commissaria Onu per i diritti umani dal 2008 al 2014 e, più di recente, ha presieduto la Commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati, che nell’ottobre 2025 ha concluso che Israele ha commesso atti di genocidio a Gaza, un giudizio respinto da Israele come “distorto e falso”.

Secondo l’ANSA, il presidente statunitense Donald Trump ha definito il premio “vergognoso”, sostenendo che la vincitrice “odia l’America e Israele”. Il segretario di Stato Marco Rubio ha bollato la Cpi come una “corte canaglia” e gli Stati Uniti hanno annunciato nuove sanzioni contro il tribunale dell’Aja in risposta all’assegnazione del premio.

Il contesto

L’assegnazione arriva al culmine di una lunga campagna dell’amministrazione Trump contro la Corte penale internazionale, accusata da Washington di condurre inchieste “illegittime” contro cittadini statunitensi e israeliani, in particolare sui presunti crimini di guerra a Gaza e in Afghanistan. Da inizio 2025 gli Stati Uniti hanno imposto più round di sanzioni contro funzionari e giudici della Cpi, compreso il congelamento di beni e il divieto di ingresso nel paese; a questi si aggiungono ora le misure annunciate dopo il Nobel a Pillay. Il Comitato norvegese aveva ricevuto 287 candidature per l’edizione 2026, 208 persone e 79 organizzazioni: tra i nomi circolati pubblicamente figuravano anche Trump, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e l’attivista climatica Greta Thunberg, ma la lista ufficiale dei candidati resta segreta per 50 anni.

Il premio a Pillay si inserisce anche nel solco di una serie di riconoscimenti giunti a giuristi e attivisti impegnati su Gaza: nel gennaio 2026 la stessa Pillay aveva già ricevuto, insieme al giurista John Dugard, il Premio Olof Palme per i diritti umani, mentre nel 2025 aveva ottenuto il Sydney Peace Prize. Pillay e gli altri membri della Commissione d’inchiesta Onu erano inoltre già stati oggetto, nei mesi precedenti il Nobel, di una campagna sui social network che chiedeva al governo statunitense di sanzionarli, sulla scia di quanto fatto con giudici della Cpi, ong palestinesi e un relatore speciale delle Nazioni Unite che si occupa della situazione a Gaza.

Cosa succede adesso

La cerimonia di consegna del Nobel è fissata per il 10 dicembre a Oslo, come da tradizione nell’anniversario della morte di Alfred Nobel. Resta da vedere se le nuove sanzioni annunciate da Washington colpiranno direttamente Pillay o si concentreranno su altri funzionari della Cpi, come già avvenuto in agosto con il presidente del tribunale Tomoko Akane. La Corte penale internazionale, che non ha competenza diretta sul premio Nobel ma è coinvolta nello scontro diplomatico perché Pillay vi ha lavorato come giudice, non ha ancora reagito pubblicamente alla nuova ondata di sanzioni.

In sintesi

Il Nobel per la Pace 2026 è andato alla giurista sudafricana Navi Pillay, premiata per il suo impegno sul diritto internazionale e sui crimini di guerra, in particolare durante gli anni al Tribunale per il Ruanda e come Alta commissaria Onu per i diritti umani. La scelta ha scatenato la reazione della Casa Bianca: Trump ha parlato di premio “vergognoso” e gli Stati Uniti hanno annunciato nuove sanzioni contro la Corte penale internazionale, dove Pillay ha ricoperto il ruolo di giudice. La cerimonia di premiazione si terrà il 10 dicembre a Oslo.

Fonti: ANSA, Nobel Peace Prize