Martedì 3 novembre gli Stati Uniti tornano alle urne per le elezioni di metà mandato: si rinnovano tutti i 435 seggi della Camera dei rappresentanti e 35 dei 100 seggi del Senato, oggi entrambi a maggioranza repubblicana. In Texas il voto anticipato ha già toccato un record, con circa 7,5 milioni di elettori che hanno votato prima del giorno ufficiale, pari al 39% degli iscritti alle liste, secondo quanto riportato da ANSA.

I fatti

Le midterm 2026 arrivano a due anni dal ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca e decidono chi controllerà il Congresso per la seconda metà del suo mandato. Alla Camera, secondo la pagina dedicata del Sole 24 Ore, la media delle previsioni elaborata da YouTrend indica i democratici come favoriti per riconquistare la maggioranza, in linea con le quotazioni dei mercati di previsione come Polymarket. Al Senato la situazione è molto più incerta: il Sole 24 Ore stima che in quasi quattro casi su dieci la maggioranza resti ai repubblicani, perché un pareggio 50 a 50 tra i due partiti sarebbe comunque risolto a loro favore dal voto decisivo del vicepresidente.

I sondaggi nazionali danno ai democratici un vantaggio ampio e in crescita, molto più largo dei 2-3 punti registrati a gennaio, con l’ultimo allungo arrivato a settembre. Il Sole 24 Ore avverte però che il dato nazionale non si traduce automaticamente in seggi, perché il Senato si decide collegio per collegio in un numero ristretto di Stati in bilico: Alaska, Iowa, Maine, Michigan, New Hampshire, Ohio e Texas. Di questi sette seggi, cinque sono oggi in mano repubblicana: ai democratici ne servono almeno cinque su sette per ottenere la maggioranza, ai repubblicani ne bastano tre per conservarla.

Sullo sfondo del voto c’è anche il crollo del gradimento di Trump. Diversi istituti di sondaggio, tra cui le rilevazioni New York Times/Siena di fine ottobre, hanno registrato un indice di approvazione sceso tra il 34 e il 37%, uno dei livelli più bassi dal suo ritorno alla presidenza. Diverse testate statunitensi collegano il calo alla guerra con l’Iran e al malcontento per il caro vita.

Il contesto

Le midterm sono tradizionalmente un test sul partito che occupa la Casa Bianca: nella storia recente degli Stati Uniti il presidente in carica perde quasi sempre seggi al Congresso a metà mandato. Per Trump la posta in gioco è concreta: senza il controllo di almeno una camera, l’amministrazione rischia di trovare molto più difficile approvare nuove leggi nei prossimi due anni, mentre un Congresso a maggioranza democratica avrebbe anche il potere di aprire indagini e commissioni d’inchiesta sull’operato della Casa Bianca.

Il voto anticipato, diffuso in gran parte degli Stati Uniti, è spesso utilizzato dagli analisti come indicatore (parziale) della partecipazione complessiva, anche se non consente da solo di prevedere chi vincerà i singoli collegi. Il dato del Texas, uno Stato tradizionalmente repubblicano ma inserito tra quelli in bilico per il Senato, viene seguito con particolare attenzione in questa tornata, perché un’affluenza così alta prima ancora dell’apertura dei seggi può indicare una mobilitazione superiore alla media sia tra gli elettori democratici sia tra quelli repubblicani.

Il Sole 24 Ore segnala inoltre che, al Senato, il conteggio dei seggi considerati sicuri o in forte pendenza assegna oggi 46 collegi ai democratici e 47 ai repubblicani: la differenza, quindi, si deciderà proprio nei sette Stati in bilico. È una dinamica diversa da quella della Camera, dove le previsioni dei modelli citati da Money.it, come Silver Bulletin e FiftyPlusOne, assegnano ai democratici probabilità di vittoria comprese tra l'85% e l'87%.

Cosa succede adesso

I seggi aprono il 3 novembre e, come da prassi nelle elezioni americane, i risultati definitivi in alcuni collegi combattuti potrebbero non arrivare la notte stessa, soprattutto dove il voto per corrispondenza è diffuso e il margine tra i candidati è minimo. L’attenzione nei prossimi giorni sarà soprattutto sui sette Stati in bilico per il Senato e sui collegi più contesi della Camera, oltre che sulle prime reazioni della Casa Bianca a un eventuale risultato negativo per i repubblicani. Resta da vedere anche se l’esito confermerà la tendenza emersa nei sondaggi di ottobre o se, come già accaduto in altre tornate, il distacco si rivelerà più stretto del previsto.

In sintesi

Gli Stati Uniti votano martedì 3 novembre per rinnovare tutta la Camera e un terzo del Senato. I sondaggi danno i democratici favoriti alla Camera, mentre il Senato resta in bilico in sette Stati. In Texas il voto anticipato ha già superato i 7,5 milioni di elettori, un record. Il voto arriva con il gradimento di Trump ai minimi del suo secondo mandato, tra la guerra in Iran e il caro vita.

Fonti: ANSA, Il Sole 24 Ore