Martedì 3 novembre gli Stati Uniti hanno votato per rinnovare tutta la Camera e un terzo del Senato. Nella notte tra martedì e mercoledì le proiezioni dei network americani, da CNN a NBC, AP e Decision Desk HQ, hanno iniziato ad assegnare ai democratici il controllo di entrambi i rami del Congresso, togliendolo ai repubblicani che lo detenevano dal 2024.
I fatti
Secondo CNN, poco dopo le 4 del mattino i democratici hanno raggiunto i 218 seggi alla Camera, la soglia che garantisce la maggioranza dei 435 totali; NBC, in una proiezione più ampia ripresa da Sky TG24, assegna loro 255 seggi contro 180 ai repubblicani. Al Senato, dove si rinnovavano 35 dei 100 seggi, NBC prevede 51 seggi democratici: CNN parla di almeno sei seggi strappati ai repubblicani, il risultato migliore per il partito dal 2008, salito a sette con la vittoria in Maine.
Tra i seggi del Senato passati ai democratici, secondo le ricostruzioni di Sky TG24 e Il Fatto Quotidiano: in Texas James Talarico ha battuto il procuratore generale repubblicano Ken Paxton con il 59% dei voti contro il 39,5%; in Ohio Sherrod Brown ha vinto su Jon Husted; in Iowa Josh Turek ha sconfitto la deputata uscente Ashley Hinson; in Kansas Adam Hamilton è il primo senatore democratico eletto dallo Stato dal 1932; in Maine Troy Jackson ha battuto la repubblicana Susan Collins; in Carolina del Nord Roy Cooper ha conquistato il seggio prima repubblicano; in New Hampshire Chris Pappas ha vinto su John Sununu e diventerà il primo senatore apertamente gay della storia Usa; in Carolina del Sud Annie Andrews ha battuto Darline Graham. In Michigan, secondo Decision Desk HQ, Abdul El-Sayed ha battuto Mike Rogers. In Georgia il democratico uscente Jon Ossoff è stato invece riconfermato contro Mike Collins.
Alla Camera, il leader democratico Hakeem Jeffries è stato rieletto e, con la nuova maggioranza, potrebbe diventare il primo speaker afroamericano della storia; Alexandria Ocasio-Cortez è stata rieletta per il quinto mandato. Si votava anche per 36 governatori: tra le vittorie democratiche più citate, in Texas Gina Hinojosa ha battuto il repubblicano Greg Abbott diventando la prima governatrice donna del partito dal 1995, in Ohio Amy Acton ha vinto su Vivek Ramaswamy, in Georgia Keisha Lance Bottoms diventerebbe la prima governatrice afroamericana degli Stati Uniti, in California Xavier Becerra ha battuto Steve Hilton e nel Nuovo Messico Deb Haaland è la prima donna nativa americana eletta governatrice. In Florida, dove ha vinto il repubblicano Byron Donalds, sarà invece il primo governatore afroamericano dello Stato.
Va detto che si tratta ancora di proiezioni dei media americani, non di risultati ufficiali e definitivi: diverse fonti consultate, come segnalato anche da Adnkronos, riportano numeri leggermente diversi tra loro sui seggi complessivi, segno che lo spoglio in alcuni collegi era ancora in corso al momento della pubblicazione.
Il contesto
Il voto arrivava con il gradimento di Donald Trump ai minimi del suo secondo mandato, tra il malcontento per il caro vita e le conseguenze della guerra con l’Iran. Le midterm sono tradizionalmente un test sul partito alla Casa Bianca, e nella storia recente degli Stati Uniti chi la occupa perde quasi sempre seggi a metà mandato: la novità di questa tornata, secondo le ricostruzioni di CNN riprese dalla stampa italiana, è l’ampiezza dei guadagni al Senato, il risultato migliore per i democratici da quasi vent’anni, in un’aula che fino a oggi era considerata il terreno più difficile da riconquistare per il partito.
Interpellato dal New York Times, Trump ha detto di essere “assolutamente disposto ad accettare i risultati” e di aspettarsi di dover trovare un’intesa con i democratici nei prossimi due anni. Su Truth Social ha scritto che se fosse stato lui sulla scheda elettorale “avremmo vinto con una vittoria a valanga”. Al Wall Street Journal ha riconosciuto che la guerra in Iran “ha avuto un ruolo” nelle sconfitte repubblicane, aggiungendo però che la rifarebbe. A Fox News si è detto “un po’ sorpreso” dal risultato e ha escluso cambiamenti nel governo, mentre ha attaccato pubblicamente Abbott, definendolo un “Rino” (repubblicano solo di nome). Il portavoce della Casa Bianca Steven Cheung ha ribadito che Trump “è ancora il presidente”.
Cosa succede adesso
Con la maggioranza alla Camera, i democratici guidati da Jeffries avranno gli strumenti per bloccare l’agenda legislativa della Casa Bianca e per aprire commissioni d’inchiesta sull’operato dell’amministrazione Trump, oltre al potere di controllo sul bilancio federale. Al Senato, dove le proiezioni assegnano loro la maggioranza, cambia anche la gestione delle nomine, comprese quelle ai tribunali federali. Restano da definire alcuni collegi ancora in bilico, mentre nei prossimi giorni è atteso il passaggio dai dati delle proiezioni dei network ai risultati certificati Stato per Stato, il solo dato davvero definitivo.
In sintesi
Le proiezioni dei principali network americani danno ai democratici il controllo sia della Camera che del Senato dopo il voto del 3 novembre, con almeno sei o sette seggi del Senato strappati ai repubblicani, il risultato migliore per il partito dal 2008. Trump ha detto di essere pronto ad accettare l’esito e di voler collaborare con i democratici, pur definendo il voto “schiacciante” a suo favore se fosse stato lui il candidato. I risultati restano comunque proiezioni, non ancora certificazioni ufficiali definitive.
Fonti: Sky TG24, Il Fatto Quotidiano
