Nel weekend del 17 e 18 ottobre 2026 un corteo contro il carovita si è trasformato in scontri e saccheggi nel centro di Milano, con disordini simili anche a Torino e Bologna. Il bilancio diffuso dalle forze dell’ordine parla di centinaia di feriti tra gli agenti, decine di arresti e di denunce, in gran parte a carico di minorenni.
I fatti
Sabato 17 ottobre, nel pomeriggio, migliaia di persone hanno partecipato a Milano alla manifestazione “Italia in Piazza”, nata online e su TikTok, contro il caro vita, i salari bassi e la pressione fiscale. Secondo le ricostruzioni di Sky TG24 e del Post, a Milano i partecipanti erano circa 5.000. Mentre il corteo si concentrava intorno a piazza del Duomo, gruppi di giovanissimi con il volto coperto si sono staccati dal resto dei manifestanti: ci sono stati lanci di pietre e bottiglie in via Broletto, lacrimogeni in via Mazzini e un bagno chimico è stato dato alle fiamme in piazza Duomo. A San Babila e lungo corso Vittorio Emanuele II sono stati saccheggiati alcuni negozi, tra cui un punto vendita Foot Locker, ed è stata danneggiata un’auto dei Carabinieri. La polizia ha usato un mezzo con idranti per disperdere la folla.
Per la sola giornata di sabato, a Milano le forze dell’ordine hanno contato 104 feriti tra gli agenti, 72 persone portate in Questura e 17 arresti, secondo i dati riportati da Sky TG24. A livello nazionale il bilancio di sabato indicava 197 persone identificate, 28 arresti (di cui 12 minorenni), 43 denunce e 141 feriti tra le forze dell’ordine in tutte le città coinvolte.
Cortei simili si sono tenuti anche a Torino, dove secondo le fonti citate da Sky TG24 la manifestazione, inizialmente definita apolitica dai comitati organizzatori, è stata superata da collettivi antagonisti e centri sociali: scontri si sono registrati a Porta Nuova, con danni alla libreria Feltrinelli della stazione, e disordini in piazza Castello e in via Po. A Bologna un gruppo di incappucciati si è staccato dal corteo nei pressi della stazione, lanciando fumogeni, bottiglie e sassi contro la polizia, che ha risposto con idranti e lacrimogeni; cortei minori con tensioni sono stati segnalati anche a Bergamo e Brescia.
Domenica 18 ottobre a Milano si sono verificati nuovi scontri e saccheggi nel centro città. Il bilancio complessivo del weekend diffuso da fonti di polizia e ripreso dall’ANSA parla di 271 persone portate in Questura, di cui 220 minorenni e 60 di nazionalità straniera, 32 arresti, 28 denunce e 174 persone sottoposte a fermo di prevenzione. Confcommercio ha stimato per Milano danni ai negozi del centro per oltre mezzo milione di euro.
Il contesto
Il movimento “Italia in Piazza” si descrive come apolitico e senza legami con i sindacati tradizionali, e ha organizzato le manifestazioni soprattutto attraverso i social network, in un clima di malcontento per il costo della vita che accompagna anche la discussione pubblica sulla manovra 2027. Secondo le forze dell’ordine, le violenze a Milano sono riconducibili soprattutto a gruppi di giovanissimi arrivati da periferie, hinterland e altre province, mobilitati senza una regia unica e senza un coordinamento riconoscibile. A Torino e Bologna il fenomeno viene invece associato più direttamente a centri sociali e collettivi antagonisti presenti da tempo sul territorio.
Erick Jara, che si è presentato anche a nome del movimento Nuovi Italiani, ha smentito ogni legame tra la sua organizzazione e le violenze, così come con un sedicente “Fronte rivoluzionario italiano” citato in alcune ricostruzioni giornalistiche.
Non è la prima volta nel 2026 che un corteo degenera in scontri di questa portata: a febbraio, dopo le violenze legate a un corteo del centro sociale Askatasuna a Torino, il governo aveva varato un decreto sicurezza che introduce, tra l’altro, un fermo preventivo fino a 12 ore per chi ha precedenti penali e viene considerato un pericolo per l’ordine pubblico durante le manifestazioni.
Cosa succede adesso
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha condannato le violenze su X scrivendo che “manifestare è un diritto, mettere a ferro e fuoco le nostre città non lo è”, ha espresso solidarietà alle forze dell’ordine e ha chiesto alle opposizioni di condannare gli episodi senza ambiguità; nelle stesse ore ha convocato un vertice sulla sicurezza a Palazzo Chigi. Il vicepremier Antonio Tajani ha accusato parte del centrosinistra di “soffiare sul fuoco”. Il vicepremier Matteo Salvini ha rilanciato la proposta, già avanzata dalla Lega all’inizio dell’anno, di una garanzia finanziaria a carico degli organizzatori dei cortei considerati a rischio, ripetendo lo slogan “chi rompe paga”; l’idea era già stata criticata da Cgil e Cisl come incostituzionale.
Il sindaco di Milano Giuseppe Sala ha definito le violenze contro le forze dell’ordine e i danni alla città “ingiustificabili”, pur riconoscendo comprensibili le ragioni di fondo della protesta sul carovita. Il sindaco di Bologna Matteo Lepore ha parlato di scene “inaccettabili” e ha invitato i giovani a isolare chi usa le piazze per devastare, sottolineando che la manifestazione in città non era stata autorizzata.
Restano da chiarire gli sviluppi giudiziari per le decine di minorenni fermati o denunciati nelle due città, e se la stretta sulla sicurezza già in vigore da febbraio verrà ulteriormente modificata nelle prossime settimane.
In sintesi
Un corteo contro il carovita, nato online e partito pacificamente sabato 17 ottobre, si è trasformato in scontri e saccheggi a Milano e in disordini simili a Torino e Bologna, proseguiti anche domenica 18 a Milano. Il bilancio complessivo parla di centinaia di feriti tra le forze dell’ordine, decine di arresti in gran parte di minorenni e danni ai negozi del centro città per oltre mezzo milione di euro solo a Milano. Il governo ha condannato le violenze e riaperto il dibattito su nuove misure di sicurezza per le manifestazioni, mentre i sindaci delle città coinvolte chiedono di isolare chi usa le piazze per devastare.
