Da oggi, 28 settembre, Eni e Ip hanno messo un tetto ai prezzi di benzina e gasolio in tutta Italia. È la risposta delle due compagnie all’appello del governo, che negli ultimi giorni aveva chiesto ai petrolieri di contribuire a contenere il caro-carburanti che sta pesando sulle famiglie e sulle imprese di trasporto.
I fatti
Eni ha annunciato un price cap sulla rete Enilive, che conta 3.847 distributori in Italia (circa il 75% gestiti direttamente, gli altri affiliati al marchio): dal 28 settembre il gasolio non potrà costare più di 2,19 euro al litro e la benzina più di 1,99 euro. Si tratta di circa 17 centesimi in meno rispetto ai livelli medi registrati nei giorni precedenti, quando il gasolio viaggiava intorno ai 2,338 euro sulla rete ordinaria (2,421 euro in autostrada) e la benzina a 2,154 euro (2,247 in autostrada). La misura durerà inizialmente 30 giorni, con la possibilità di essere prorogata fino a fine anno in base all’andamento del mercato e degli approvvigionamenti.
Lo stesso giorno è arrivato l’annuncio di Ip (Italiana Petroli), controllata dalla compagnia energetica azera Socar: anche la rete Ip applicherà un tetto ai prezzi di benzina e gasolio su tutto il territorio nazionale, ma in modo progressivo e senza una cifra fissa comunicata, per “garantire la sopravvivenza della filiera, costituita da migliaia di operatori”. Socar ha fatto sapere che sta studiando anche le modalità per estendere il meccanismo alle stazioni a marchio Esso.
Secondo le stime del Codacons riportate da Sky Tg24, il risparmio per gli automobilisti si aggirerebbe intorno a 10,4 euro per un pieno di gasolio e 11,2 euro per uno di benzina.
Il contesto
Il rialzo dei prezzi alla pompa delle ultime settimane ha più cause che si sono sommate. Da un lato il governo ha dimezzato lo sconto sulle accise, sceso dai 12,2 centesimi al litro ai 6,1 centesimi dal 26 settembre. Dall’altro pesano le tensioni internazionali: la guerra in Iran e i bombardamenti sulle raffinerie russe hanno colpito la disponibilità di greggio e prodotti raffinati, mentre la chiusura dello Stretto di Hormuz, di cui questo sito ha già dato conto nelle scorse settimane, ha aggravato l’incertezza sui rifornimenti. A questo si aggiunge un problema strutturale europeo: negli ultimi quindici anni sono state chiuse circa 30 raffinerie nel continente, riducendo la capacità di trasformare il greggio in carburanti pronti all’uso.
Le reazioni alla mossa di Eni e Ip sono state contrastanti. Palazzo Chigi ha parlato di “un lodevole atto di attenzione all’Italia”, e la premier Giorgia Meloni ha definito l’iniziativa di Eni “un segnale importante di attenzione alle famiglie italiane”, ringraziando anche il presidente dell’Azerbaigian Ilham Aliyev per il contributo di Socar tramite Ip. Le opposizioni sono state più critiche: il Partito Democratico, con Francesco Boccia, ha sostenuto che dovrebbe essere lo Stato a guidare le scelte delle aziende partecipate come Eni, non limitarsi a ringraziarle; Alleanza Verdi e Sinistra, con Angelo Bonelli, ha accusato il governo di aver “dilapidato 2,8 miliardi” in tagli alle accise che si sarebbero potuti usare diversamente; la Cgil di Maurizio Landini ha chiesto interventi strutturali su accise ed extraprofitti, non misure “spot”. Sul fronte dei consumatori, l’Unione Nazionale Consumatori ha parlato di “un’ottima notizia”.
Cosa succede adesso
Nei prossimi trenta giorni si capirà se il price cap di Eni verrà confermato fino a fine anno, come previsto dall’azienda in caso di condizioni di mercato favorevoli. Ip dovrà invece ancora comunicare la cifra esatta del proprio tetto ai prezzi e valutare l’eventuale estensione alla rete Esso. Restano intanto alti i prezzi in autostrada, dove il gasolio viaggia ancora vicino ai 2,5 euro al litro, e cresce la tensione tra le categorie più esposte al caro-gasolio: taxisti e autotrasportatori hanno espresso la possibilità di forme di protesta se la situazione non dovesse migliorare. Sul piano politico, resta aperto il confronto tra chi chiede un intervento strutturale sulle accise e chi, come il governo, punta per ora sulla collaborazione volontaria delle compagnie petrolifere.
In sintesi
Eni e Ip hanno introdotto dal 28 settembre un tetto ai prezzi di benzina e gasolio, rispettivamente a 1,99 e 2,19 euro al litro per Eni, mentre Ip non ha ancora reso nota la cifra. La misura arriva dopo settimane di rialzi legati al dimezzamento dello sconto sulle accise e alle tensioni internazionali sul petrolio, dalla guerra in Iran alla chiusura dello Stretto di Hormuz. Il governo ha accolto con favore l’iniziativa, mentre le opposizioni chiedono un intervento più strutturale. Il price cap di Eni durerà almeno 30 giorni, con possibile proroga fino a fine anno.
Fonti: Ansa, Sky Tg24, Il Fatto Quotidiano, Quotidiano.net
