L’Istat ha diffuso il 30 settembre la stima preliminare dei prezzi al consumo di settembre: l’inflazione sale al 4,2% su base annua, dal 3,3% di agosto, il livello più alto da tre anni. Per trovare un dato superiore bisogna tornare a settembre 2023, quando l’indice toccò il 5,3%.

I fatti

Secondo l’Istat, l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività, al netto dei tabacchi, è salito dello 0,7% rispetto ad agosto e del 4,2% rispetto a settembre 2025. Il dato ha superato le attese degli analisti, che si fermavano intorno al 3,8%.

A spingere i prezzi è soprattutto l’energia: i beni energetici segnano un rincaro del 22,3% su base annua, in accelerazione dal 17,1% di agosto. Dentro questa voce, l’energia regolamentata (le tariffe di luce e gas ancora legate agli indici amministrati) sale del 25,9%, il gas naturale sul mercato regolato del 47,2%. Sul fronte dei carburanti, secondo i dati ripresi da Codacons il gasolio per trazione è aumentato del 34,9% nell’ultimo anno e la benzina del 21,8%.

Anche il cibo pesa: i prezzi degli alimentari non lavorati crescono del 5,5% annuo (dal 3,8% di agosto), con i rincari più marcati su verdura e legumi (+8,4%). Il cosiddetto carrello della spesa, l’indicatore che misura i beni alimentari e per la cura della casa acquistati con maggiore frequenza, sale all'1,7% annuo dallo 0,9% precedente. L’inflazione di fondo, che esclude energia e alimentari freschi e viene considerata un indicatore più stabile delle tendenze di lungo periodo, si attesta all'1,7% dall'1,5% di agosto.

Anche i servizi contribuiscono alla risalita dei prezzi, con un aumento del 2,6% annuo, mentre i beni nel loro complesso segnano un +5,4%. Tra le voci di spesa più dinamiche ci sono i servizi ricreativi e culturali (+2,9%), mentre i trasporti passano dallo 0,8% all'1,6% su base annua, pur calando del 2,5% su base mensile, un andamento spiegato dalla fine degli sconti estivi su alcuni biglietti e tariffe.

I dati Istat segnalano anche un calo della fiducia: l’indice di fiducia dei consumatori scende da 94,5 a 91,2, quello delle imprese da 97,0 a 95,9, segno che famiglie e aziende percepiscono già l’effetto dei rincari sui bilanci dei prossimi mesi.

Il contesto

L’accelerazione di settembre arriva dopo mesi in cui l’inflazione italiana si era mantenuta su livelli più contenuti, intorno al 2%. La causa principale indicata da Istat e dalle associazioni dei consumatori è la fine, nei mesi scorsi, di alcune misure di calmierazione sui prezzi dell’energia e la risalita delle quotazioni internazionali di gas e petrolio, che si sono poi riflesse sulle bollette e sui carburanti. L’inflazione acquisita per l’intero 2026, cioè la media che si registrerebbe se i prezzi restassero fermi ai livelli di settembre per il resto dell’anno, è già al 3,1%.

Le associazioni dei consumatori hanno calcolato l’impatto sui bilanci familiari. Secondo Codacons, con un tasso del 4,2% la spesa annua di una famiglia “tipo” sale di 1.389 euro, cifra che arriva a 1.918 euro per un nucleo con due figli. L’Unione Nazionale Consumatori ha stimato invece un aggravio di circa 1.108 euro l’anno, di cui 445 euro per la voce abitazione ed energia e 307 euro per i trasporti.

Cosa succede adesso

Il rialzo dei prezzi arriva in un momento delicato per il governo, impegnato a chiudere nei primi giorni di ottobre il Documento programmatico di finanza pubblica e poi la manovra 2027, che dovrà essere trasmessa a Bruxelles entro il 15 ottobre. Le associazioni dei consumatori chiedono interventi mirati su energia e carburanti, tra cui la proroga o il rafforzamento degli sconti sulle accise già in vigore nei mesi scorsi, per evitare che il caro vita eroda ulteriormente il potere d’acquisto delle famiglie proprio mentre si discute di come ripartire le risorse della prossima legge di bilancio.

Un’inflazione al 4,2%, se non accompagnata da aumenti salariali della stessa entità, si traduce in una perdita di potere d’acquisto reale per lavoratori dipendenti e pensionati, le categorie più esposte perché hanno redditi fissi o aggiornati con ritardo rispetto ai prezzi. Resta inoltre da vedere se i dati di settembre, al momento solo preliminari, saranno confermati nella pubblicazione definitiva. L’Istat diffonderà i dati definitivi sull’inflazione di settembre a metà ottobre, insieme a un maggior dettaglio sulle singole voci di spesa e sul paniere utilizzato per il calcolo dell’indice.

In sintesi

  • L’inflazione di settembre sale al 4,2% annuo (dal 3,3% di agosto), il massimo da tre anni.
  • A trainarla sono soprattutto energia (+22,3%) e alimentari freschi (+5,5%).
  • Per Codacons la stangata annua per una famiglia tipo è di 1.389 euro, fino a 1.918 euro con due figli.
  • Il governo lavora in questi giorni alla manovra 2027, da inviare a Bruxelles entro il 15 ottobre.

Fonti: ANSA, Sky TG24, AGI, Codacons