Il Consiglio dei ministri ha approvato venerdì 2 ottobre a Palazzo Chigi il Documento programmatico di finanza pubblica (Dpfp), il testo che apre la strada alla legge di bilancio 2027. Il governo ha confermato uno scostamento di bilancio di circa 29 miliardi di euro in due anni, destinato a interventi su energia e difesa, e ha rivisto le stime di deficit e crescita per il prossimo triennio.

I fatti

Il Dpfp approvato dal Cdm prevede uno scostamento dello 0,3% del Pil nel 2027 e di un ulteriore 0,3% nel 2028, per un totale di circa 29 miliardi di euro nel biennio. Metà della cifra, secondo quanto riportato da Adnkronos e Il Fatto Quotidiano, è destinata a interventi sul caro energia, l’altra metà a spese per la difesa e la sicurezza. La richiesta iniziale del governo era più ampia: in una lettera congiunta con la Repubblica Ceca alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, inviata il 30 settembre, si parlava di circa 36 miliardi di euro complessivi, di cui 22 per la difesa. Nel testo definitivo la quota per la difesa è stata ridotta, passando dallo 0,9% del Pil ipotizzato in estate allo 0,3% confermato nel Dpfp.

Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha presentato i nuovi numeri del quadro macroeconomico: il Pil 2026 è stimato in crescita dell'1%, meglio della stima precedente dello 0,6%, mentre per gli anni successivi la crescita è attesa più contenuta, intorno allo 0,8-0,9% annuo. Il deficit dovrebbe restare sotto il 3% nel 2026 (al 2,9%), salire al 3,4% nel 2027 e scendere gradualmente al 3,2% nel 2028 e al 2,3% nel 2029. Giorgetti ha precisato che, togliendo lo scostamento complessivo dello 0,6% richiesto per energia e difesa, il deficit 2027-2028 resterebbe comunque sotto la soglia del 3%, perché quella parte di spesa non verrebbe conteggiata una volta attivata la clausola di salvaguardia europea sulle spese per energia e sicurezza. Alla presentazione in conferenza stampa non ha partecipato la premier Giorgia Meloni.

Il contesto

La richiesta di maggiore flessibilità nasce dall’accelerazione dell’inflazione, salita al 4,2% in Italia a settembre - il livello più alto da tre anni - trainata in particolare dai prezzi dell’energia, cresciuti del 22,3% su base annua. Nella lettera a von der Leyen il governo ha chiesto che l’impatto dell’inflazione venga considerato nel calcolo dei parametri europei e del deficit consentito, ricordando che la sola spesa pensionistica, particolarmente esposta alla rivalutazione automatica legata ai prezzi, vale il 20,4% del Pil italiano. Una prima risposta della Commissione europea ha fatto sapere che agli Stati membri è già stata concessa flessibilità attraverso l’estensione della clausola di salvaguardia nazionale alle spese legate all’energia, frenando quindi sulla richiesta di uno spazio aggiuntivo. Nella stessa lettera il governo italiano ha chiesto a Bruxelles di intervenire anche sul sistema europeo di scambio delle quote di emissione (Ets), che secondo l’esecutivo contribuisce a far salire i prezzi dell’energia per famiglie e imprese.

Il Dpfp è un passaggio obbligato nel percorso della manovra: fissa i paletti di finanza pubblica - deficit, debito, scostamenti consentiti - all’interno dei quali il governo dovrà costruire la legge di bilancio vera e propria, quella che stabilirà come usare le risorse disponibili tra tagli Irpef, pensioni minime, Ape sociale e le altre misure di cui si discute da settimane.

Cosa succede adesso

Il testo del Dpfp dovrà ora essere trasmesso alla Commissione europea entro la metà di ottobre, insieme al Documento programmatico di bilancio. Il governo dovrà poi tradurre questi numeri nella manovra vera e propria, da portare in Consiglio dei ministri e trasmettere al Parlamento entro il 20 ottobre. Resta da vedere se Bruxelles accoglierà la richiesta di scomputare lo scostamento dal calcolo del deficit: una risposta negativa costringerebbe il governo a trovare coperture alternative o ad accettare un deficit più alto senza la copertura della clausola di salvaguardia. Una volta depositata la manovra, l’esame parlamentare si concentrerà tra novembre e dicembre, con l’approvazione definitiva attesa, come da prassi, entro il 31 dicembre.

In sintesi

Il Consiglio dei ministri ha approvato il Documento programmatico di finanza pubblica, che apre la strada alla manovra 2027. Confermato uno scostamento di bilancio di circa 29 miliardi di euro in due anni per energia e difesa, ridotto rispetto ai 36 miliardi chiesti in estate. Il deficit è previsto al 3,4% nel 2027 e in calo nei due anni successivi; il Pil 2026 cresce più delle attese, all'1%. Il testo della manovra dovrà arrivare in Parlamento entro il 20 ottobre.

Fonti: Adnkronos, Il Fatto Quotidiano, ANSA