Intesa Sanpaolo ha alzato di 25 centesimi per azione la componente in contanti della sua offerta pubblica di acquisto e scambio (opas) su Banca Monte dei Paschi di Siena (Mps). Con l’aumento, il valore complessivo dell’operazione sale a circa 31,4 miliardi di euro in caso di adesione totale. La decisione è stata presa il 3 ottobre 2026 dal consiglio di amministrazione di Intesa, riunito in seduta straordinaria.

I fatti

Intesa aveva lanciato l’opas su Mps a giugno 2026, offrendo 1,6 proprie azioni di nuova emissione più 1 euro in contanti per ogni azione del Monte consegnata all’offerta. L’operazione valutava Mps 30,6 miliardi di euro, con un premio di circa il 12,5% rispetto al prezzo medio ponderato delle azioni Mps al 5 giugno 2026.

Il 10 settembre 2026 l’assemblea straordinaria di Intesa, riunita a Torino, ha approvato con circa il 97% dei voti la delega al consiglio di amministrazione per aumentare il capitale sociale fino a 5,7 miliardi di nuove azioni, destinate a pagare la parte in azioni dell’opas.

Il 3 ottobre il cda di Intesa ha deciso di alzare la componente cash di 0,25 euro per azione. Secondo quanto riportato da Il Sole 24 Ore, il nuovo valore complessivo dell’offerta è composto da circa 27,6 miliardi in azioni e 3,8 miliardi in contanti. Intesa ha anche comunicato che adeguerà al rialzo il rapporto di cambio se Mps distribuirà un acconto sul dividendo 2026.

La mossa più rilevante riguarda però le condizioni dell’offerta: Intesa ha avvertito che, se gli azionisti di Mps approveranno le operazioni promosse dall’amministratore delegato del Monte, Luigi Lovaglio, su Banco Bpm e Banca Generali, la conseguenza sarà che l’opas di Intesa diventerà “definitivamente inefficace”. In altre parole, Intesa ritirerebbe l’offerta se Mps portasse avanti la propria strategia alternativa di espansione.

Il contesto

Un’opas è un’offerta con cui una società propone di acquistare le azioni di un’altra pagando in parte con titoli propri e in parte in contanti: se l’offerta va a buon fine, gli azionisti della società “bersaglio” diventano azionisti della società che lancia l’offerta. Nel caso di Intesa e Mps, l’obiettivo dichiarato è dar vita a uno dei maggiori gruppi bancari europei, con oltre 27 milioni di clienti.

Il Monte dei Paschi era stato salvato dallo Stato nel 2017 con un intervento pubblico da diversi miliardi di euro. Negli anni successivi il Tesoro ha progressivamente ceduto le proprie quote, uscendo quasi del tutto dal capitale della banca senese. Sotto la guida dell’amministratore delegato Luigi Lovaglio, Mps aveva già lanciato nel 2025 un’offerta su Mediobanca, diventandone il principale azionista.

Ora, invece di lasciarsi assorbire da Intesa, la Mps di Lovaglio punta a crescere a sua volta: secondo quanto riportato dalla stampa finanziaria, la banca ha depositato documenti per offerte su Banco Bpm e Banca Generali, nel tentativo di costruire un polo bancario alternativo a quello guidato da Intesa. Gli azionisti di Mps sono chiamati a votare anche su un’eventuale fusione tra Mps e Mediobanca.

Intesa ha definito il piano alternativo di Mps come caratterizzato da “una struttura complessa”, “incertezza di esecuzione” e sinergie difficili da realizzare, sostenendo che offrirebbe agli azionisti del Monte “uno sconto” anziché un premio. L’opas di Intesa, al contrario, garantirebbe secondo la banca torinese “un valore certo, immediato e sostenibile”.

Cosa succede adesso

Il periodo di adesione all’opas, della durata compresa tra 15 e 40 giorni di borsa dalla pubblicazione del documento di offerta, dovrebbe concludersi entro dicembre 2026. Nelle prossime settimane gli azionisti di Mps dovranno esprimersi sulle proposte di Lovaglio riguardanti Banco Bpm, Banca Generali e la possibile fusione con Mediobanca: un voto favorevole farebbe decadere l’offerta di Intesa, mentre un voto contrario lascerebbe aperta la strada all’opas rilanciata.

Resta inoltre da vedere se il Ministero dell’Economia, che ha gradualmente dismesso le proprie quote in Mps, e gli altri grandi soci della banca senese prenderanno posizione pubblica a favore dell’una o dell’altra strategia prima della scadenza dei termini.

In sintesi

  • Intesa Sanpaolo ha alzato di 25 centesimi per azione la parte cash della sua opas su Mps, portando il valore dell’operazione a circa 31,4 miliardi di euro.
  • L’offerta originaria, lanciata a giugno 2026, prevedeva 1,6 azioni Intesa più 1 euro in contanti per ogni azione Mps, per un valore di 30,6 miliardi.
  • Intesa minaccia di ritirare l’opas se gli azionisti Mps approveranno le contromosse dell’ad Luigi Lovaglio su Banco Bpm e Banca Generali.
  • Il periodo di adesione all’offerta dovrebbe chiudersi entro dicembre 2026; nel frattempo gli azionisti Mps voteranno sulle proposte alternative, incluse un’eventuale fusione con Mediobanca.

Fonti: ANSA, Il Sole 24 Ore