Il disegno di legge di bilancio 2027, approvato dal Consiglio dei ministri il 28 ottobre e presentato alle Camere il 30 ottobre, cambia il meccanismo con cui le pensioni vengono adeguate all’inflazione. Al posto delle tre fasce in vigore dal 2026 (rivalutazione al 100%, 90% o 75% secondo l’importo dell’assegno), il testo introduce sei fasce, con percentuali che vanno dal 100% al 32%.
I fatti
Secondo l’articolo 55 del ddl di bilancio, riportato da Sky TG24 e Adnkronos, la rivalutazione piena al 100% resta solo per gli assegni pari o inferiori a quattro volte il trattamento minimo Inps, oggi 611,85 euro al mese: la soglia corrisponde quindi a circa 2.447 euro lordi mensili. Sopra quella cifra la percentuale di adeguamento scende così:
- fino a 5 volte il minimo (circa 3.059 euro): 85%
- da 5 a 6 volte il minimo (circa 3.671 euro): 53%
- da 6 a 8 volte il minimo (circa 4.895 euro): 47%
- da 8 a 10 volte il minimo (circa 6.119 euro): 37%
- oltre 10 volte il minimo: 32%
Il punto che pesa di più nel calcolo, segnalato da entrambe le fonti, è che la percentuale della fascia in cui rientra la pensione si applica all’intero importo dell’assegno, non solo alla parte che supera la soglia. Chi supera di poco un limite perde quindi la rivalutazione piena su tutta la cifra, non solo sull’eccedenza. La relazione tecnica del governo definisce il meccanismo “analogo a quello applicato nel 2023” e parla di “meccanismi di salvaguardia” per chi si trova vicino alle soglie, senza però specificare come funzionino nel dettaglio.
Il tasso di inflazione che verrà effettivamente applicato nel 2027 non è ancora fissato: le prime simulazioni circolate sulla stampa usano un’ipotesi del 2,8-2,9%, ma il dato definitivo arriverà con un decreto previsto per novembre.
Il contesto
La rivalutazione delle pensioni, cioè l’adeguamento automatico degli assegni al costo della vita, è un meccanismo che i governi modificano quasi ogni anno di manovra per contenere la spesa pubblica, alternando sistemi a fasce più o meno ampie. Il sistema a tre fasce introdotto per il 2026 era già una stretta rispetto a quello precedente; la manovra 2027 lo sostituisce con uno schema più frammentato, che riduce ulteriormente l’adeguamento per gli assegni medio-alti.
Le stime sull’impatto per i pensionati, diffuse da Uilp (Uil Pensionati) e riprese da diverse testate tra cui Il Gazzettino, indicano in circa 3,5 milioni le pensioni coinvolte da una rivalutazione ridotta, con perdite che vanno da poche decine di euro l’anno per gli assegni appena sopra la soglia dei 2.447 euro fino a oltre 1.300 euro l’anno per gli importi più alti. Si tratta di stime sindacali basate su un’ipotesi di inflazione provvisoria: i numeri definitivi dipenderanno dal tasso che il governo fisserà a novembre e potranno quindi cambiare.
È importante distinguere questo intervento da un taglio agli assegni già in pagamento: la misura non riduce l’importo attuale delle pensioni, ma rende più lento l’adeguamento futuro all’inflazione, per cui il potere d’acquisto di chi percepisce assegni medio-alti si riduce nel tempo rispetto a un adeguamento pieno.
La manovra 2027 contiene anche altre misure sul fronte pensionistico, come un fondo da 850 milioni di euro l’anno per il triennio 2027-2029 destinato a misure di supporto per l’uscita dal mercato del lavoro, i cui requisiti saranno definiti con un provvedimento successivo. Resta invece confermato, perché già previsto dalla legge vigente, l’aumento dell’età per la pensione di vecchiaia a 67 anni e un mese dal 2027.
Cosa succede adesso
Il testo del ddl di bilancio deve ora essere discusso ed eventualmente modificato dal Parlamento, che ha tempo fino al 31 dicembre per approvarlo in via definitiva. Nelle prossime settimane sono previsti il confronto con i sindacati, che chiedono di rivedere il meccanismo delle sei fasce, e gli emendamenti parlamentari che potrebbero cambiare soglie e percentuali rispetto al testo iniziale.
Un passaggio chiave riguarda il decreto di novembre con cui il governo fisserà il tasso di inflazione definitivo da applicare alla rivalutazione 2027: da quel numero dipenderanno gli importi reali con cui gli assegni verranno adeguati da gennaio, al netto delle nuove fasce.
In sintesi
La manovra 2027 passa da tre a sei fasce di rivalutazione delle pensioni, con percentuali dal 100% al 32% in base all’importo dell’assegno rispetto al minimo Inps. La rivalutazione piena resta per chi percepisce fino a circa 2.447 euro lordi al mese; sopra quella soglia la percentuale si applica all’intero importo e non solo all’eccedenza. Le stime sindacali parlano di circa 3,5 milioni di pensioni coinvolte, con perdite che secondo Uilp possono superare i 1.300 euro l’anno per gli assegni più alti, ma il tasso di inflazione definitivo non è ancora stato fissato e il testo può ancora cambiare in Parlamento.
Fonti: Sky TG24, Adnkronos, Il Gazzettino
