Il ministero del Lavoro ha pubblicato il 21 ottobre il decreto che fissa i nuovi coefficienti di trasformazione per il biennio 2027-2028: dal 1° gennaio 2027 le nuove pensioni calcolate con il sistema contributivo saranno più basse a parità di montante accumulato e di età di uscita. Nello stesso periodo prosegue il confronto nella maggioranza sulla manovra 2027, con proposte ancora aperte su quota 41, uscita a 64 anni e pensioni minime.

I fatti

Il decreto, firmato il 16 ottobre dal direttore generale per le politiche previdenziali e dal Ragioniere generale dello Stato, aggiorna la tabella che trasforma il montante contributivo versato da un lavoratore nell’assegno annuo di pensione. L’aggiornamento è biennale per legge (la norma risale alla riforma Dini del 1995, reso biennale dalla riforma del 2011) e si basa sui dati demografici certificati dall’Istat, in particolare sull’aumento della speranza di vita.

I valori principali, secondo quanto riportato da ANSA e Milano Finanza: a 67 anni il coefficiente scende dal 5,608% al 5,514%, una riduzione di circa l'1,7%; a 68 anni resta al 5,707%, comunque superiore al valore di oggi a 67 anni. Il tasso di sconto tecnico usato nel calcolo rimane all'1,5%.

In termini pratici, Milano Finanza fa un esempio concreto: con un montante contributivo di 300mila euro, la pensione annua lorda a 67 anni passa da 16.824 a 16.542 euro, cioè 282 euro lordi in meno all’anno, circa 23,50 euro al mese su tredici mensilità. Vincenzo Caridi, dirigente del ministero del Lavoro, ha definito l’aggiornamento “un obbligo di legge, non una scelta discrezionale”, sottolineando che il sistema “premia chi sceglie di restare al lavoro”: uscire più tardi riduce l’impatto della limatura dei coefficienti.

È importante chiarire chi è coinvolto: la revisione riguarda solo le nuove pensioni liquidate con il sistema contributivo a partire dal 2027, e in particolare la quota di assegno calcolata con questo metodo. Le pensioni già in pagamento non vengono ricalcolate e non subiscono alcuna riduzione.

A questo si somma un secondo cambiamento, già previsto dalla legge e non legato al decreto sui coefficienti: dal 1° gennaio 2027 l’età per la pensione di vecchiaia sale a 67 anni e un mese, per effetto dell’adeguamento automatico alla speranza di vita. Per la pensione anticipata ordinaria serviranno 42 anni e 11 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 11 mesi per le donne. Restano esclusi da questo scatto i lavoratori impegnati in attività gravose e usuranti.

Il contesto

Il sistema contributivo, introdotto con la riforma Dini, calcola la pensione moltiplicando il montante dei contributi versati per un coefficiente che varia in base all’età di uscita: più si va in pensione tardi, più il coefficiente è alto, perché la pensione dovrà essere versata per un numero di anni mediamente più breve. L’aggiornamento periodico serve a tenere il sistema in equilibrio rispetto all’allungamento della vita media, ma ha come effetto collaterale una progressiva riduzione del coefficiente a parità di età, quindi assegni via via più contenuti per chi esce alla stessa età dei predecessori.

Il tema si inserisce nella discussione più ampia sulla manovra di bilancio 2027, ancora in fase di definizione nella maggioranza di governo. Sul tavolo ci sono diverse proposte non ancora decise: la Lega punta a congelare l’aumento automatico dei requisiti e a introdurre un’uscita anticipata a 64 anni con ricalcolo interamente contributivo; circola anche l’ipotesi di una “quota 41” flessibile, con età minima di 62 anni e una decurtazione del 2% per ogni anno di anticipo rispetto ai 67; Forza Italia spinge per portare le pensioni minime a 700-800 euro. Nessuna di queste misure ha, al momento, una platea, una coperura finanziaria e una data definite: restano proposte politiche in discussione, non norme già scritte nella legge di bilancio.

Cosa succede adesso

Il decreto sui coefficienti è già operativo per le pensioni con decorrenza dal 2027 e non richiede ulteriori passaggi parlamentari. Diverso il percorso della manovra di bilancio: il Documento programmatico di finanza pubblica è stato inviato a Bruxelles, ma le misure specifiche su pensioni minime, quota 41 ed eventuale uscita a 64 anni dipenderanno dalle risorse che il governo riuscirà a reperire nelle prossime settimane di confronto parlamentare, prima dell’approvazione definitiva della legge di bilancio entro fine anno.

Per chi si avvicina alla pensione, il consiglio che emerge dalle fonti tecniche è di verificare la propria posizione contributiva con l’Inps e simulare l’effetto concreto dei nuovi coefficienti sul proprio montante, perché l’impatto in euro varia molto in base agli anni di contributi versati e all’età di uscita scelta.

In sintesi

Dal 2027 i coefficienti di trasformazione scendono, riducendo le nuove pensioni contributive a parità di età di uscita: un effetto automatico previsto dalla legge, non una misura discrezionale del governo. Le pensioni già in pagamento non sono toccate. Resta invece ancora aperta, nella manovra 2027, la partita politica su quota 41, uscita a 64 anni e aumento delle pensioni minime.

Fonti: ANSA, Milano Finanza