NEW YORK – In un discorso alla nazione trasmesso in diretta dalla Casa Bianca, il presidente statunitense Donald Trump ha annunciato che gli Stati Uniti continueranno i bombardamenti contro l’Iran “molto duramente” nelle prossime due o tre settimane, sostenendo che il regime iraniano tornerà “all’età della pietra”.
Il discorso alla nazione: “Li riporteremo all’età della pietra”
Il presidente si è rivolto all’America dal Palazzo d’Estate, accompagnato dal ministro della Difesa Pete Hegseth, dal segretario di Stato Marco Rubio e dal capo di stato maggiore Dan Caine. Dopo 32 giorni di conflitto, definito “Operazione Epic Fury”, Trump ha dichiarato: “Finiremo il lavoro molto velocemente. L’Iran non è più una minaccia”.
“Nelle prossime due o tre settimane li colpiremo con estrema durezza”, ha promesso il presidente, aggiungendo: “Li riporteremo all’età della pietra, dove è giusto che stiano”. Secondo quanto dichiarato dalla Casa Bianca, le discussioni diplomazatiche sono in corso, ma in assenza di accordi gli Stati Uniti minacciano di colpire “tutte le loro centrali elettriche, molto duramente e probabilmente allo stesso tempo”.
Distruzione totale delle capacità militari iraniane
Trump ha dettagliato i progressi militari ottenuti: “La loro marina militare non esiste più. La loro aviazione non esiste più. I loro missili sono quasi esauriti o neutralizzati”. Il presidente ha sottolineato che i siti nucleari iraniani sono stati “rasati al suolo con i bombardieri B-2” e che il loro radar è stato “annientato al 100%”.
“Queste azioni paralizzeranno l’esercito iraniano, annienteranno la sua capacità di sostenere i gruppi terroristici alleati e gli impediranno di costruire una bomba nucleare”, ha affermato, definendo le forze armate americane “straordinarie” e “inarrestabili”.
Gli alleati nel Medio Oriente: “Sono stati fantastici”
Il presidente ha ringraziato pubblicamente gli alleati regionali: “Israele, Arabia Saudita, Qatar, Emirati Arabi Uniti, Kuwait e Bahrein. Sono stati fantastici e non permetteremo che subiscano danni”. Ha però criticato l’Iran per l’“aumento dei prezzi della benzina” negli Stati Uniti, attribuito secondo lui ai “folli attacchi terroristici contro petroliere commerciali”.
La retorica politica: “Eravamo un Paese moribondo”
In una delle sue tipiche digressioni politiche, Trump ha confrontato le sue politiche economiche con quelle dell’amministrazione precedente: “Eravamo un Paese moribondo e paralizzato dopo l’ultima amministrazione e l’abbiamo reso di gran lunga il Paese più dinamico al mondo, senza inflazione, con investimenti record in entrata negli Stati Uniti, oltre 18.000 miliardi di dollari”.
Il presidente ha poi attaccato l’accordo nucleare del 2015 firmato dall’allora presidente Obama: “Obama ha dato loro 1,7 miliardi di dollari in contanti. Banconote verdi, belle fresche di stampa”. Secondo Trump, quel trattato sarebbe stato “un accordo così sbagliato fin dall’inizio”.
I 13 caduti americani: “Onoriamoli portando a termine la missione”
Trump si è soffermato sui 13 soldati americani uccisi nel conflitto: “Mentre celebriamo questi progressi, pensiamo in particolare ai 13 guerrieri americani che hanno sacrificato la propria vita”. Il presidente ha raccontato di aver visitato la base di Dover “due volte nel mese scorso” per accompagnare le spoglie dei caduti.
Una guerra che si avvicina alla fine?
Nonostante le dichiarazioni ottimistiche, Trump non ha fornito una data precisa per la conclusione del conflitto: “Ho chiarito fin dall’inizio che continueremo fino al completo raggiungimento dei nostri obiettivi”. Ha però sottolineato che “siamo sulla buona strada per portare a termine a breve tutti gli obiettivi militari degli Stati Uniti”.
Il contesto internazionale
L’escalation militare contro l’Iran ha sollevato preoccupazioni a livello internazionale sui possibili effetti sull’approvvigionamento energetico globale e sulla stabilità della regione Medio-Orientale. I mercati finanziari hanno mostrato segni di tensione dopo l’annuncio dei bombardamenti pianificati sulle infrastrutture energetiche iraniane.
L’Unione Europea e le Nazioni Unite hanno espresso cautela sulla situazione, invitando a tutti i canali diplomazatici per evitare un’ulteriore destabilizzazione della regione.
