Papa Leone XIV ha telefonato nel pomeriggio di giovedì 16 ottobre al presidente russo Vladimir Putin per chiedere una tregua umanitaria nella città ucraina di Oleshky, occupata dalle forze russe e ridotta alla fame. La chiamata, la seconda tra i due dopo quella del 4 giugno 2025, è partita dalla stanza del Policlinico Gemelli di Roma, dove il Papa è ricoverato dopo l’intervento per l’asportazione di un adenocarcinoma polmonare.
I fatti
Lo ha reso noto la Sala Stampa della Santa Sede: Leone XIV ha espresso “viva preoccupazione per la grave situazione umanitaria nella città di Oleshky” e ha chiesto una tregua che permetta l’arrivo di aiuti alimentari e sanitari e l’evacuazione volontaria e sicura dei civili. Ha ribadito, riferisce il Vaticano, “l’impegno della Santa Sede a favore del dialogo e della pace”.
Secondo la ricostruzione di ANSA, nella telefonata Putin ha fornito al Papa spiegazioni sulla situazione a Oleshky, attribuendo la responsabilità della crisi umanitaria al governo di Kiev, ma ha anche detto di sostenere l’intenzione del Vaticano di contribuire a creare le condizioni per la sicurezza della popolazione e per le forniture necessarie. Dalle fonti disponibili non risulta che Putin si sia impegnato formalmente a un cessate il fuoco per la città.
Il segretario di Stato vaticano, il cardinale Pietro Parolin, ha detto di sperare che Putin dia seguito alla richiesta del Papa, definendo l’iniziativa un possibile passo concreto. Parolin ha indicato in circa 2.000 i civili rimasti assediati a Oleshky, che avrebbero bisogno di canali umanitari per poter uscire dalla città.
Il contesto
Oleshky si trova sulla riva meridionale del fiume Dnipro, nella regione di Kherson, in prima linea tra le truppe russe e quelle ucraine. È occupata dai militari russi dal 2022. Prima dell’invasione contava circa 24.000 abitanti; oggi, secondo le fonti citate da ANSA, ne sarebbero rimasti circa 2.000. La distruzione della diga di Kakhovka nel 2023 ha provocato inondazioni che hanno aggravato i danni nella città.
Da allora cibo e medicinali scarseggiano sempre di più e le comunicazioni con l’esterno sono difficili; chi è rimasto, riferisce ANSA citando testimonianze raccolte dall’agenzia France Presse, teme ritorsioni da parte delle autorità di occupazione. Una donna che segue da lontano due famiglie ancora in città, identificata come Olga, ha raccontato che la farina è finita e il pane non si trova più, e che le persone vivono soprattutto di quello che riescono a coltivare negli orti; in un primo momento si cacciavano i piccioni per mangiare, ma ormai sono diventati rari anche quelli. Un’altra testimone, Elizaveta, che amministra un gruppo social dedicato agli abitanti della città, racconta che la gente chiede anche beni semplici come una caramella o un pezzo di carne.
La telefonata arriva mentre Leone XIV è ancora ricoverato al Gemelli dopo l’intervento per il tumore al polmone annunciato una settimana fa. Nell’Angelus precedente al ricovero, il Papa aveva già denunciato le vittime e la distruzione causate dal conflitto in Russia e Ucraina, e le conseguenze sulle popolazioni più povere legate anche al blocco del trasporto sicuro di cereali nel Mar Nero.
Cosa succede adesso
Non è ancora chiaro se alla telefonata seguirà un’intesa operativa per far arrivare davvero aiuti a Oleshky o per organizzare un’evacuazione. Le fonti consultate non riportano una risposta pubblica di Mosca che vada oltre le spiegazioni fornite al Papa, né un calendario per attuare la tregua richiesta. La Santa Sede, attraverso Parolin, ha indicato di aspettarsi passi concreti da parte russa, ma per ora si tratta di un auspicio, non di un impegno confermato.
Resta da vedere anche se Kiev, che non risulta coinvolta direttamente in questa telefonata, darà seguito a un’eventuale apertura russa, e se la mediazione vaticana — già attiva sul fronte degli scambi di prigionieri attraverso lo stesso cardinale Parolin — riuscirà a tradursi in un corridoio umanitario verificabile per la città.
In sintesi
- Il 16 ottobre Papa Leone XIV ha telefonato a Putin dal Policlinico Gemelli, chiedendo una tregua umanitaria per Oleshky, città ucraina occupata dai russi dal 2022.
- Putin ha attribuito la crisi umanitaria a Kiev ma ha detto di sostenere l’intenzione vaticana di garantire sicurezza e forniture, senza annunciare un cessate il fuoco.
- A Oleshky sarebbero rimaste circa 2.000 persone su una popolazione pre-guerra di 24.000, con cibo e medicine sempre più scarsi.
- Il cardinale Parolin spera che la richiesta del Papa venga attuata, ma non ci sono ancora impegni formali né una tempistica.
Fonti: ANSA, Vatican News
