Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha respinto sabato 26 settembre 2026 la proposta con cui l’Iran offriva di riaprire lo stretto di Hormuz entro sette giorni. Il piano, presentato da Teheran due giorni prima tramite la mediazione del Qatar, chiedeva in cambio la fine del blocco navale statunitense sui porti iraniani, la cancellazione delle sanzioni sul petrolio e una tregua estesa anche al Libano.

I fatti

Secondo quanto riportato da Al Jazeera, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha spiegato venerdì 25 settembre, davanti ai giornalisti fuori dal Consiglio di sicurezza dell’Onu a New York, che Teheran aveva formalmente inviato a Washington, tramite la mediazione del Qatar, una proposta in sette giorni per chiudere il conflitto con gli Stati Uniti. Il piano riprendeva i punti del memorandum d’intesa raggiunto da Washington e Teheran nel giugno 2026: stop alle ostilità e riapertura dello stretto di Hormuz, prevista per l’ultimo dei sette giorni, mentre i colloqui sul programma nucleare iraniano sarebbero dovuti riprendere da subito.

In cambio, secondo quanto ricostruito dall’Associated Press e riportato da Al Jazeera, l’Iran chiedeva agli Stati Uniti di revocare il blocco navale sui porti iraniani, cancellare le sanzioni sulle vendite di petrolio iraniano e osservare una tregua che includesse anche il Libano.

Trump ha risposto sabato ai cronisti dicendo di rigettare la proposta: “I reject their proposal” (la rigetto), definendola non accettabile. Secondo quanto riportano CNN, NPR e Washington Post, il presidente americano ha aggiunto che l’Iran “vuole fare un accordo perché sta perdendo così male”, pur dicendosi in linea di principio disponibile a trattare in futuro un’intesa diversa. Poco prima di parlare ai giornalisti, Trump aveva pubblicato sulla piattaforma Truth Social un’immagine dello stretto di Hormuz con l’etichetta “Trump Strait”.

Il giorno dopo il rifiuto americano, Araghchi ha detto che Teheran ha registrato una “prima reazione” del presidente statunitense ma attende ancora una posizione “definitiva” trasmessa attraverso i mediatori, secondo quanto riferito dalle stesse agenzie.

Il contesto

Lo stretto di Hormuz è il passaggio marittimo tra il Golfo Persico e il mare Arabico attraverso cui transita una quota molto rilevante del petrolio scambiato nel mondo. Da mesi è uno dei fronti più seguiti del conflitto aperto tra Stati Uniti, Israele e Iran: Washington Post descrive lo scontro come un conflitto arrivato al suo settimo mese, che ha già scosso i mercati energetici globali e ridotto in modo netto il traffico navale in quell’area.

Non è la prima volta che lo stretto viene usato come leva negoziale. Nei mesi scorsi ci sono già stati un blocco annunciato da Teheran, una chiusura e riaperture legate a intese parziali tra Washington e l’Iran, prima che a giugno le due parti trovassero un canale diretto di comunicazione sulla gestione del passaggio. La proposta di questi giorni si inserisce quindi in un negoziato lungo e finora sempre reversibile, in cui ogni apertura è stata seguita da nuove tensioni.

Il memorandum d’intesa citato da Araghchi risale proprio al giugno 2026 e prevedeva, secondo la ricostruzione di Al Jazeera, una cornice condivisa per un cessate il fuoco e per la ripresa dei colloqui sul nucleare iraniano: la proposta in sette punti presentata questa settimana è il tentativo di Teheran di trasformare quella cornice in tempi e condizioni concrete.

Cosa succede adesso

Nell’immediato la palla resta nelle mani dei mediatori qatarioti, che devono trasmettere a Teheran una posizione statunitense definitiva. Trump ha lasciato aperta la porta a un negoziato diverso da quello proposto dall’Iran, ma non ha indicato quali condizioni renderebbero un’intesa accettabile per Washington.

Diverse testate americane, citando indiscrezioni del Wall Street Journal riprese anche da altri organi di stampa, riferiscono che Trump si sarebbe detto scettico in privato sulla possibilità che l’Iran rispetti le sue richieste, e che il presidente avrebbe lasciato intendere ai suoi collaboratori di aspettarsi una ripresa dei bombardamenti su obiettivi iraniani dopo le elezioni di metà mandato statunitensi di novembre 2026. Si tratta però di indiscrezioni non confermate direttamente da Trump, che vanno perciò lette con cautela.

Nel frattempo lo stretto di Hormuz resta un punto critico per l’approvvigionamento energetico mondiale: ogni nuova fase del negoziato, con la sua incertezza, continua a influenzare l’andamento dei prezzi del petrolio, un fattore che si riflette anche sui costi dell’energia in Italia e in Europa.

In sintesi

  • L’Iran ha proposto a Washington, tramite il Qatar, di riaprire lo stretto di Hormuz entro sette giorni in cambio della fine del blocco navale Usa, della revoca delle sanzioni petrolifere e di una tregua estesa al Libano.
  • Trump ha rifiutato la proposta il 26 settembre, definendola non accettabile, ma si è detto disponibile a discutere un’intesa diversa in futuro.
  • L’Iran attende ancora una risposta “definitiva” degli Stati Uniti tramite i mediatori.
  • Indiscrezioni di stampa, non confermate ufficialmente, parlano di un possibile aumento della tensione militare dopo le elezioni di metà mandato Usa di novembre.

Fonti: Al Jazeera, The Washington Post, NPR