Introduzione

Una giuria della California ha stabilito che Meta Platforms, proprietaria di Facebook e Instagram, e Google, tramite la sua piattaforma YouTube, sono responsabili per la dipendenza dai social media sviluppata da una giovane ventenne. La sentenza, emessa martedì 25 marzo 2026, rappresenta un precedente storico che potrebbe aprire la strada a migliaia di cause simili in tutto il Paese e spingere aziende tech a rivedere le proprie politiche di sicurezza per i minori.

I fatti principali

La ragazza, residente nella contea di Santa Clara e oggi ventitreenne, ha citato in giudizio Meta e Google sostenendo che i loro algoritmi l’hanno indotta a sviluppare una dipendenza patologica da Instagram e YouTube fin dall’adolescenza, causandole disturbi d’ansia, depressione e difficoltà a mantenere relazioni sane. Il processo, iniziato lo scorso settembre, si è concluso dopo due settimane di camera di consiglio con un verdetto unanime dei nove giurati.

La giuria ha riconosciuto la responsabilità delle due società nella progettazione di algoritmi che, secondo l’accusa, “sanno perfettamente essere volutamente manipolativi e progettati per massimizzare il tempo di permanenza sulle piattaforme senza riguardo per le conseguenze sulla salute mentale degli utenti più giovani”. I giurati hanno stabilito che le aziende hanno violato la legge californiana sulla prevenzione dell’abuso a danno dei minori e quella sulla protezione dei consumatori da pratiche commerciali sleali.

I danni liquidati ammontano a 28 milioni di dollari per la parte risarcitoria, più una somma aggiuntiva di oltre 100 milioni per i danni punitivi, destinata a punire il comportamento “particolarmente riprovevole” delle società. La somma totale potrebbe essere rivista dal giudice nelle prossime settimane, ma il significato simbolico del verdetto resta immutato.

Contesto e retroscena

La causa fa parte di un’ondata di azioni legali che negli ultimi anni ha coinvolto i giganti del tech per il loro ruolo nella crisi della salute mentale degli adolescenti. Negli Stati Uniti sono già pendenti oltre 2.000 cause simili, coordinate da uno studio legale nazionale che rappresenta famiglie in tutti i 50 stati. Il caso della California è il primo ad arrivare a processo con un verdetto favorevole ai querelanti.

Negli anni precedenti, diversi documentari e report investigativi hanno denunciato come i social media, in particolare Instagram, possano esacerbare problemi di immagine corporea, ansia sociale e depressione nelle ragazze adolescenti. Un’indagine interna di Facebook del 2021, trapelata da una whistleblower, rivelava che l’azienda era consapevole che Instagram peggiorava i problemi di salute mentale di una ragazza su tre.

Meta e Google hanno sempre respinto le accuse, sostenendo che le loro piattaforme offrono strumenti per il controllo del tempo di utilizzo e che la responsabilità deve essere condivisa con famiglie e istituzioni educative. “Le nostre app sono progettate per connettere le persone, non per danneggiarle”, ha dichiarato un portavoce di Meta durante il processo.

Impatti e sviluppi futuri

Il verdetto della California potrebbe innescare un effetto domino, accelerando le cause in altri stati e spingendo verso un’armonizzazione legislativa a livello federale. Alcuni parlamentari democratici hanno già annunciato che presenteranno un disegno di legge per regolamentare gli algoritmi dei social media a tutela dei minori, la “Kids Online Safety Act”, bloccata al Senato negli ultimi due anni.

In Europa, il Digital Services Act impone già alcune limitazioni sulla pubblicità mirata ai minori e richiede maggiore trasparenza algoritmica, ma attivisti sostengono che sia necessario andare oltre. La sentenza potrebbe influenzare anche i regolatori europei, in particolare il Digital Markets Act che dovrebbe entrare in piena applicazione entro la fine del 2026.

Per le aziende tech si prospettano due strade: continuare a difendersi in tribunale con costi crescenti, o modificare radicalmente il design delle piattaforme per ridurre il potenziale di dipendenza, magari introducendo modalità “a tempo” più stringenti o rimuovendo alcuni elementi di gamification. Alcuni analisti prevedono che, indipendentemente dalle appelli, Meta e Google saranno costrette a cambiare strategia per evitare rischi reputazionali e finanziari.

Conclusione

La sentenza della giuria californiana segna una svolta nelle battaglie legali contro i giganti della tecnologia, riconoscendo per la prima volta la loro responsabilità nella creazione di dipendenze digitali. Se confermata in appello, potrebbe creare un precedente che costringerà le piattaforme a ripensare il loro modello di business, bilanciando l’obiettivo del coinvolgimento degli utenti con la tutela della salute mentale, soprattutto delle generazioni più giovani.

Fonte: ANSA